Museo della Liuteria - Arpino (Frosinone), Lazio - Musei
ll Museo della Liuteria rappresenta, attraverso il ricordo di una bottega artigiana, singolare quanto unica nel contesto territoriale, un capitolo molto importante scritto in Arpino, nell'ambito della storia degli strumenti musicali cordofoni in generale e più in particolare, del Mandolino "Modello Romano" (quattro code doppie - Sol, Re, La, Mi), molto simile al napoletano, ma leggermente diverso nel manico e nell'ovale. Fondatore della bottega fu il maestro Luigi Embergher (1856-1943) che, dalla seconda metà dell'Ottocento fino al 1938 portò avanti la sua attività di liutaio, dando vita ad una vera e propria scuola di liutai specializzati soprattutto nella costruzione di mandolini. L’impegno, la tenacia e l’assiduo lavoro, combinato agli studi sui suoni, vibrazioni e risonanze sonore, resero il laboratorio e il suo nome famoso e conosciuto nel mondo, tanto da essere considerato uno dei più grandi liutai italiani, sia per la perfezione e l’alta qualità, che per la vasta gamma degli strumenti prodotti. Del Mandolino erano realizzate ben undici versioni, indicate o con lettere: Tipi A e B, o con numeri: 1, 2, 3, 4, 5, 5Bis, 6, 7, 8. I mandolini Embergher, precisi, solidi e di ottima sonorità, riuscirono a distinguersi anche per la loro sobria eleganza che dava allo strumento una grazia ed una particolarità tutta nuova, che si allontanava dalle antiche fogge grossolane e li faceva strumenti unici nel loro genere, tanto che il maestro liutaio, con una certa soddisfazione poteva dichiarare: "il mio mandolino da concerto è richiesto, adoperato e lodato da tutti i migliori professionisti e solisti del mandolino, sia italiani che esteri , nonché adoperati dai migliori circoli mandolinistici che a preferenza richiedono i miei strumenti, trovandoli di loro completa soddisfazione". Nel 1938, uno dei suoi migliori ed eclettici allievi, Domenico Cerrone (1891-1954), ne ereditò il marchio e la bottega, continuando quella tradizione incentrata sulla qualità, tanto da essere annoverato fra i soci fondatori dell’Associazione dei Liutai Italiani. Con la morte di Cerrone nel 1954, il laboratorio subì un duro colpo. Giannino, il figlio di Domenico riuscì a continuare, seppure in modo saltuario, l'attività produttiva fino al 1960, l'anno della chiusura definitiva. Altri liutai ed operai specializzati, tuttavia si erano formati in quella bottega, dove, con il trascorrere degli anni, erano diventati sempre più bravi ed esperti, anche in considerazione del fatto che si diventava apprendista in giovanissima età. Tra i tanti, tutti validi e capaci liutai ed operai specializzati vanno menzionati in particolare Benedetto Macioce, Alfredo Rea, Luigi Manente,Alberto Quadrini, Remesio Zaccardelli, Loreto Ranaldi già iscritto all'ANLAI ed infine, l'ultimo grande liutaio arpinate, il maestro Pasquale Pecoraro, annoverato tra i più importanti costruttori di mandolini. I Mandolini con marchio “Embergher“, ancora oggi sono ricercati ed apprezzati dai virtuosi di tutto il mondo, così come lo furono in passato dai più grandi concertisti e maestri d'orchestra, come Silvio Ranieri, Salvatore Alù, Giuseppe Aneda il genovese Nino Catania definito il “Paganini del Mandolino”, l’Inglese Ugo D’Alton e tanti altri. Il Museo è attivo dal 1993. L'apertura al pubblico è stata resa possibile grazie all'amore e al lavoro certosino di ricerca e conservazione perpetrato nel corso degli anni da Giannino Cerrone. Oggi, l’istituzione ha sede al primo piano del palazzo "Merrolle-Felluca", edificio donato in eredità dalla Prof.ssa Silvina Merolle al Comune di Arpino. Nella parziale ricostruzione della bottega Embergher-Cerrone sono esposti e conservati un'eterogenea varietà di macchinari, attrezzi, disegni e strumenti musicali che consentono di ripercorrere le fasi principali della lavorazione per la costruzione dei mandolini; dall'uso delle doghe per la creazione della cassa grezza alla finitura. Nelle apposite bacheche, sono custoditi alcuni interessanti strumenti, tra i quali è possibile ammirare il famoso mandolino n. 5 Bis, strumento per virtuoso concertista o solista, in legno di acero riccio ondulato a 35 stecche scannellate e piano armonico verniciato; il manico, a forma di liuto antico conferiva allo strumento una forma e una bellezza particolare che richiamava una sorta di stile greco. Il laboratorio Embergher-Cerrone, produceva anche chitarre di ottima qualità e fattura, alcune forme e strumenti finiti sono conservati nel museo. Il percorso espositivo è unidirezionale, anche se è possibile modulare e variare il senso della visita, usufruendo anche di un valido servizio di guida museale, in grado di aiutare il visitatore nella conoscenza dei manufatti e consentire di interagire con i materiali esposti (quasi trecento pezzi) attraverso diverse chiavi di lettura. La compresenza di luce naturale ed artificiale assicura una leggibilità accettabile a tutto l'allestimento e determina nel visitatore una sorta di compenetrazione spazio-temporale tale da proiettarlo in un passato che, seppur mai vissuto, appare reale e coinvolgente. Le forme, le casse grezze, i ponticelli, le morsette, le presse di legno, le corde, i plettri e tutto l'altro materiale conservato, forniscono, così, al museo un "ritmo narrativo", scandito attraverso piccoli "paragrafi" e "capitoli" sempre più penetranti, sempre più affascinanti. Un Museo, quindi, vivo ed attivo, in grado di far conoscere e rivivere le fasi di un antico, quanto nobilissimo lavoro indirizzato ed aperto ai giovani ed al mondo della scuola, capace di affascinare il pubblico fruitore attraverso momenti conoscitivi unici ed irripetibili.
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