Rocca Brivio - San Giuliano Milanese (Milano), Lombardia - Castelli

Rocca Brivio, a San Giuliano Milanese, sorge solidamente su di un rilievo naturale poco lontano dal Lambro, è tuttora chiamato rocca perché fu questa la sua funzione originaria, In posizione ideale per il controllo della zona sud-orientale e della importante via fluviale del Lambro, la Rocca di Marignano fu infatti uno dei baluardi difensivi che il Ducato di Milano edificò in seguito alla perdita del Castello di S. Materno in Melegnano, che passò ai lodigiani con la firma del Trattato di Costanza nel 1183. La prima notizia che se ne ha è del 1264, quando una Rocha è citata nell’atto di consegna di alcune terre nel territorio di Zibido, di proprietà della chiesa di S. Calimero e del Monastero di S. Apollinare di Milano, ad un Baldo di Melegnano. Successivamente, passò in proprietà al Monastero di Calvenzano, che poi la cedette alla nobile famiglia Brivio mediante un contratto di enfiteusi. Francesco Brivio, nel 1397, indusse la proprietà a trasformare in perpetua l’enfiteusi sulla Rocca e sulle terre annesse, ammontanti a 585 pertiche milanesi. Quella dei Brivio è ritenuta una delle più illustri ed antiche casate del milanese, originaria dal Ducato tedesco di Brunswick, discesa in Italia al seguito dell’imperatore Rodolfo II nel XII secolo. Nel suo stemma figurano due zampe di leone, che richiamano appunto i due leoni dei Duchi di Brunswick. Dopo aver ingrandito i propri possedimenti lungo il Lambro, sul quale esercitavano diritto feudale, i Brivio promossero una serie di lavori di sistemazione idrica, necessari alla coltivazione dei campi, ed in poco meno di tre secoli apportarono anche sostanziali cambiamenti sulla costruzione originaria della Rocca, che da roccaforte con torri e bastioni, cinta su quattro lati dal fossato, assunse l’aspetto di una dimora padronale, abitata stagionalmente dai proprietari, e stabilmente dal personale occupato nella conduzione delle proprietà: restano comunque visibili le tracce del basamento fortificato, evidenti nella scarpata in parte interrata all’interno, e che oggi svolge funzioni di terrazzo, e nella rastremazione dei muri perimetrali. Il palazzo fu pressoché interamente ricostruito sulle fondamenta della roccaforte da Luigi Brivio, probabilmente dopo il 1657, come confermerebbe una data 167… incisa sopra un mattone a sinistra della porta principale, sotto il portico della corte nobile. Luigi Brivio fu ben tre volte Vicario di Provvisione di Milano, durante la dominazione spagnola, ed ebbe una brillante carriera politica; appare dunque giustificata la sua ambizione di edificarsi un’adeguata casa di delizia, o siano palagi camperecci secondo il titolo della famosa opera di Marc’Antonio Dal Re. Purtroppo si ignora il nome dell’architetto al quale fu affidato il progetto. Si può ipotizzare che, come altri patrizi milanesi, Luigi Brivio si sia progettato la sua residenza più o meno da solo. Nella struttura e nell’ornato, Rocca Brivio non richiama le contemporanee ville Lombarde, ma piuttosto un palazzo di città. La pianta è a “L”, nella facciata occidentale sporge la cappella gentilizia quadrangolare, con pianta a croce greca, che ingloba l’angolo nord-ovest della “L”, formata dai principali corpi di fabbrica. In realtà, il cortile interno risulta pressoché chiuso su quattro lati, dato che, in asse dell’androne d’ingresso, si trova dal lato est una sorta di loggia a tre arcate, raccordata all’ala nord da un muro con archi tamponati e finte finestre, mentre a sud, sul lato aperto del cortile, una recinzione monumentale delimita un ampio terreno, un tempo il giardino degradante verso la valle del Lambro. La facciata è movimentata da un sapiente gioco di sporgenze e rientranze dei laterizi, che formano un paramento monocromo assai gradevole, e delle robuste lesene angolari a bugnato, fortemente arrotondate, nonché da una cornice marcapiano continua. Sotto il lungo balcone, sorretto da mensoloni in pietra aggettanti e ornato da una bella ringhiera in ferro battuto, si apre il portale d’ingresso, che ha ai lati due coppie di paraste bugnate, e nello spazio fra ogni coppia una nicchia con statue in cotto, rispettivamente l’Estate e l’Autunno. In cotto è anche la protone leonina sulla chiave dell’arco; sembra che queste statue, come altri ornati in cotto dell’esedra dal cortile e la stupenda cancellata in ferro con arabeschi floreali siano però un arricchimento ottocentesco, apportato da Giacomo Brivio nel 1877, in occasione di un importante evento, ricordato dalla scritta sovrastante l’esedra: A Napoleone III qui vincitore sugli Austriaci a perenne ricordanza Giacomo Brivio erigeva 1877. L’Oratorio, dedicato alla Natività della Beata Vergine appariva ai primi del ‘700 “edificato con l’eleganza che caratterizza lo stile romano”, ricco di decorazioni a stucco e dorature, con un piccolo matroneo in corrispondenza del primo piano del palazzo; oggi, esso è piuttosto spoglio, salvo una grande tela degli inizi del secolo XVIII raffigurante appunto la Natività di Maria, ed una annunciazione di ignota provenienza. Ogni lato della Cappella, sporgente a fianco della facciata è mosso dalle lesene verticali bugnate in mattoni, dalle finestre, alternate alle aperture murate dei mezzanini, mentre le finestre centrali del piano nobile sono sottolineate dai timpani triangolari e dai balconcini rivestiti di intonaco chiari, che risultano nelle generale cromia della muratura, come pure la serie di mensoloni in pietra chiara, che concludono superiormente, nella sottogronda, il sottile e complesso disegno geometrico della fronte occidentale. Anche all’interno, il portico e le pareti interne del palazzo presentano il leit motiv della finitura in mattoni, animata da lieve chiaroscuro dei conci sporgenti che suddividono la muratura in precisi schemi geometrici, accentuati dal disporsi simmetrico delle finestre aperte lungo un immaginario asse verticale passante per la chiave di ogni arcata del portico, sottolineato da piccoli trapezi sporgenti in cotto. L’elemento scenograficamente dominante del cortile è rappresentato dalle logge a tre arcate sormontata da un timpano mistilineo, con un loculo aperto, e decorata da puttini, teste di leone ed una grande testa equina sopra l’arcata centrale, che potrebbe riferirsi al riadattamento a scuderia dell’edificio a destra della loggia. Quanto agli interni dell’immenso edificio, il piano terra dell’ala nord e suddiviso in numerose stanze, arricchite da camini e mensole in pietra di Saltrio e Macchiavecchia nonché numerose porte specchiate in noce; le decorazioni, i pavimenti dell’atrio al piano terra e del primo piano, i soffitti in travi a vista tinteggiati con decorazioni floreali e fasce dipinte sono per lo più di fattura novecentesca, ed appartengono ai restauri eseguiti tra il 1902 e il 1911 dal marchese Cesare Brivio e commissionati all’Ingegner Spirito Maria Chiapetta, (1866-1946) sacerdote e specialista in progetti a carattere religioso, che opera a Rocca Brivio attenendosi al criterio analogico, non senza qualche scarto artistico personale. Con l’ultimo e consistente intervento del Chiapetta si conclude la lunga vicenda edilizia che ha trasformato la Rocca Medievale nell’imponente palazzo che tuttora ammiriamo, in perfetto stato di conservazione.

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Commenti
10 giugno 2009
Pinco pallino ha scritto:
Con i quotati chef Stefano Al dreghetti, Ernst Friedrich Knam, Borut Jakice Olmedo Franco Pedro Javier, che si daranno battaglia tra i fornelli, sotto gli occhi attenti di una giuria ad alto contenuto di professionalità. Tra i giurati, figurano esponenti quali Angelo Concas, rinomato enogastronomo sardo,e Gavino Sanna, pubblicitario sardo di fama internazionale.
10 giugno 2009
Pinco pallino ha scritto:
Con i quotati chef Stefano Al dreghetti, Ernst Friedrich Knam, Borut Jakice Olmedo Franco Pedro Javier, che si daranno battaglia tra i fornelli, sotto gli occhi attenti di una giuria ad alto contenuto di professionalità. Tra i giurati, figurano esponenti quali Angelo Concas, rinomato enogastronomo sardo,e Gavino Sanna, pubblicitario sardo di fama internazionale.
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